Prima regola del personal branding: non temere di essere autoreferenziale

//Prima regola del personal branding: non temere di essere autoreferenziale

 

Sono il più grande, l’avevo già detto anche prima di averlo saputo. Avevo capito che, se avessi continuato a ripeterlo, avrei convinto il mondo intero di esserlo”.

Conosci questa frase? L’ha pronunciata uno dei più grandi pugili della storia. Quel Cassius Clay, poi convertitosi all’Islam con il nome di Muhammad Alì, che nelle interviste prima dei match affrontava i giornalisti con parole del tipo: “È difficile essere umile se sei grande come lo sono io..!!”.

Riavvolgiamo per un attimo il nastro e proviamo a spiegare perché ci interessa parlare in questo blog di uno sportivo come Alì che utilizzava i media in maniera estremamente consapevole.

 

Fra i personaggi che sono diventati delle celebrità nel proprio settore – nei prossimi articoli faremo riferimento a molti altri italiani e stranieri, tra cui Brunello Cucinelli, Giovanni Rana, Vittorio Sgarbi – la storia di Cassius Clay porta con sé un mix di comunicazione e credenze molto forti legate all’identità. Quando dice “Le persone veramente grandi nella storia non hanno mai voluto essere grandi per loro stesse. Tutto quello che volevano era la possibilità di fare del bene per gli altri e di essere vicine a Dio”, capirai bene che Alì si nutriva di convinzioni profonde, sentendosi un predestinato. Ossia l’uomo che, usando se stesso come un brand da valorizzare, poteva attraverso la boxe rilanciare messaggi sul tema del razzismo, con un fortissimo impatto politico.

Se hai scaricato il mio smartbook Facce da brand, avrai senz’altro letto che il personal branding funziona quando le persone ci mettono la faccia per garantire il valore dei propri prodotti.

Steve Jobs, Franco Rosso (Diesel) e Coco Chanel sono diventate vere e proprie celebrities, anche grazie al fatto di aver saputo stabilire con i clienti un legame così forte al punto da trasformarli in veri e propri fan. Ogni personaggio ha applicato alla lettera un’altra delle frasi pronunciate da Muhammad Alì:

È la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. Quella credenza si trasforma poi in una convinzione profonda: è allora che le cose cominciano ad accadere..!!

Proprio così.

Pensa un attimo a te stesso e al tuo posizionamento professionale. Preso atto che tu abbia seguito le strategie suggerite nello smartbook (i 5 modi per distinguersi) e abbia individuato la tua Promessa al Mercato, allora è giunto il momento di lavorare sull’autoreferenzialità, che si trasforma poi in referenzialità.

Spiego meglio. Molte persone che iniziano un percorso di personal branding, ci dicono che non è facile parlare in termini positivi di se stessi. In ambito lavorativo, la gente è in difficoltà quando deve spiegare apertamente (magari sul proprio sito e nei profili social) chi è, cosa fa, quali competenze ha maturato e che genere di soluzioni ha in mente per risolvere i problemi del suo target. Spesso – e questo per cultura riguarda più noi latini che gli anglosassoni – un professionista è più disinvolto quando decanta i meriti di un brand aziendale, rispetto a quando deve dichiarare di essere un singolo esperto in un dato ambito. E che fa, dunque? Aspetta che siano i clienti a scoprire i suoi meriti, a riconoscerli e a propagarli con il passaparola. Errore..!!

In questo modo infatti si demanda agli altri l’attività di self marketing, di personal branding delle proprie expertises. Quanto tempo ci vorrà affinché il tuo potenziale target scopra che sei un bravissimo amministratore di condominio o un navigato esperto nelle strategie per pagare legalmente meno tasse? Non credi che nel frattempo i tuoi concorrenti avranno già occupato qualsivoglia nicchia di mercato?

Ritorniamo dunque a Muhammad Alì. Agli inizi della carriera era di certo un promettente atleta che calcava i ring americani, nero di pelle e per questo vittima di un bel po’ di pregiudizi. Evidentemente già da ragazzo ha capito che per incutere timore ai suoi avversari, ancor prima di iniziare a combattere, aveva bisogno di dichiarare a se stesso e al mondo, apertamente e senza remore, quali fossero i suoi convincimenti riguardo agli obiettivi e alla furia agonistica che lui era certo di possedere. Ecco dunque altre frasi pescate dall’archivio delle interviste.

“Ho potuto vederlo. Potevo quasi sentirlo. Quando ho proclamato che ero il più grande di tutti i tempi, ho creduto in me stesso, e ancora ci credo”

“I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere l’abilità e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte dell’abilità”

“Non c’è bisogno di stare in un ring di pugilato per essere un grande combattente. Finché si resterà fedeli a se stessi, si avrà successo nella propria lotta, per quello in cui si crede”

“Sono il re del mondo, sono carino, sono cattivo. Ho scosso il mondo, ho scosso il mondo, ho scosso il mondo!”

Fino a questa che mi ha entusiasmato per la metafora visiva scelta: “Ero così veloce che avrei potuto alzarmi dal letto, attraversare la stanza, girare l’interruttore e tornare a letto sotto le coperte prima che la luce si fosse spenta”.

Molti di voi che leggono avranno pensato: che sbruffone! In parte è vero, ma se si è certi della propria forza, si può arrivare a dichiararlo anche senza questi livelli di presunzione e spavalderia.

Prendi spunto dunque e inizia a dichiarare, con semplicità e prima degli altri, chi sei e che promessa hai scelto di offrire al mercato.

personal brandingCreati un’etichetta che racchiuda le tue esperienze professionali e le competenze che hai sviluppato in un certo settore. Racconta anche delle tue esperienze di vita privata (quelle significative, senza ammorbare nessuno) e di quali abilità personali hai maturato, in termini di tratti caratteriali che ti distinguono dagli altri.

Esempio? Hai fatto per due anni il cameriere a Londra? Professionalmente hai imparato a relazionarti con i clienti, mentre a livello personale hai acquisito sicurezza con la lingua inglese e hai sviluppato la capacità di intuire velocemente che genere di menù proporre in base al tipo di clientela. A questo punto inizia a far girare la tua promessa al mercato (“Esperto cameriere di sala per clienti stranieri dei pub”) e fai in modo che nel tuo giro di contatti lavorativi si diffonda questa comunicazione.

Arriverà un momento in cui, dopo la fase di necessaria autoreferenzialità, saranno gli altri che – avendo finalmente capito quale sia la tua promessa al mercato, il tuo tratto distintivo – inizieranno a parlare di te con le stesse parole che tu avevi usato in precedenza per descriverti.

Un piccolo trucco consiste nell’ascoltare come le persone ti descrivono quando fanno le presentazioni. Se un tuo potenziale cliente ti presenterà a qualcuno dicendo, ad esempio, “lui è Mario, conosce bene l’inglese perché è stato a Londra ed è un esperto cameriere per accogliere i clienti stranieri nei pub”, allora come si dice in gergo avrai fatto Bingo..!! L’autoreferenzialità si sarà naturalmente trasformata in referenzialità. E saranno gli altri che diffonderanno con piacere il tuo brand personale!

Se ti piacciono i nostri spunti e ti interessa approfondire l’argomento del personal branding per te stesso o per la tua impresa scarica il mio smartbook “Facce da brand. Il Personal Branding che fa crescere il tuo Business”.

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Gianluca Lo Stimolo

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